da visitare

Percorsi naturalistici

facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedintumblrmail

Percorsi naturalistici

Il territorio del Comune di Castellabate si estende lungo un tratto della Costiera Cilentana, all’estremità nord del perimetro del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Racchiuso tra i morbidi profili delle colline di Tresino e di Licosa, comprende ambienti ecologicamente diversi di grande valenza naturalistica, paesaggistica e culturale.

Ambienti naturali di grande pregio, distribuiti dalle coste alle colline che, oltre ad essere tutelati dall’istituzione del Parco Nazionale, sono anche inseriti nella Rete Natura 2000, un sistema di aree protette stabilito in base a due direttive dell’Unione Europea, la Direttiva “Habitat” (92/43/CE) e la Direttiva “Uccelli” (74/409/CE). Entrambe queste direttive hanno lo scopo di tutelare, anche attraverso la creazione di una rete europea di aree protette, una serie di habitat naturali e seminaturali in cui specie animali e vegetali sono considerate minacciate a livello comunitario. I siti designati per la conservazione di specie di uccelli minacciate vengono chiamati Zone di Protezione Speciale (ZPS); i siti designati per la protezione di habitat e di altre specie di animali e piante sono chiamati Siti di Importanza Comunitaria (SIC).

In merito alla collocazione geografica, Castellabate, gode di un clima spiccatamente mediterraneo, caratterizzato da una tipica bi-stagionalità in cui le estati sono caldo – aride, gli inverni e le stagioni intermedie miti e sufficientemente piovosi. La prima conseguenza di queste condizioni climatiche, su una buona parte della vegetazione, è la mancanza di un vero riposo invernale: le piante tornano in vegetazione in autunno dopo la quiescenza estiva e, dopo le piogge invernali, ad aprile-maggio, raggiungono la massima fioritura.

I percorsi naturalistici

Per favorire la conoscenza degli habitat naturali da parte dei residenti e dei visitatori, sono stati proposti alcuni percorsi che permettono di ammirare i paesaggi e le tante specie vegetali e animali che il Comune di Castellabate custodisce nel proprio territorio. Sono itinerari facili da percorrere, panoramici, dove il visitatore ha la possibilità di osservare le diverse comunità vegetali, di soffermarsi anche sul riconoscimento degli alberi, arbusti ed erbe.

Nel territorio di Castellabate sono ben rappresentate le associazioni di gariga e di macchia, formazioni vegetali, caratteristiche dell’area del Mediterraneo che compaiono in seguito al taglio del bosco originario, al pascolo o a causa degli incendi.

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Itinerario

Frazione Lago, villaggio abbandonato di San Giovanni, località Cerrine, frazione San Pietro

L’itinerario, che ricade interamente nel Sito di Interesse Comunitario (SIC IT8050032)  “Monte Tresino e dintorni” (1.339 ha), prende inizio dalla spiaggia di Frazione Lago, percorre la sterrata che porta in direzione delle colline di Monte Tresino, continua, avendo sempre a sinistra lo scenario del mare, attraversando la pineta e varie espressioni della macchia mediterranea fino ad arrivare alle rovine del villaggio abbandonato di S. Giovanni. Dopodiché prosegue costeggiando la parte alta delle colline di Tresino, verso Località Cerrine, per poi concludersi in Frazione S. Pietro.

L’itinerario può essere diviso in tre sentieri.

Frazione Lago – S. Giovanni mt. 2.808,91

S. Giovanni – Cerrine mt. 3.476,10

Cerrine – S. Pietro mt. 2.819,19

Il sentiero si raggiunge percorrendo la strada comunale che attraversa Frazione Lago, fino ad arrivare in corrispondenza delle ultime case, dove si trova la piazzetta Belvedere dei Trezeni.

Dalla piazzetta si accede direttamente alla spiaggia di frazione Lago e alla scogliera verso il promontorio di punta Pagliarolo e Punta Tresino.

Su questo tratto di costa, dalla morfologia particolarmente accidentata, possiamo osservare un elemento geologico molto particolare e come, gli agenti esogeni (principalmente i fattori climatici), con la loro azione di disgregazione e alterazione delle rocce, hanno prodotto un paesaggio spettacolare per ricchezza di forme erosive.

I rilievi di questo tratto di costa appaiono frazionati in grandi blocchi, di dimensioni anche notevoli, lungo profonde superfici di frattura, diaclasi. Molte volte le rocce di natura arenaria sono cariate da un’infinità di piccole sculture alveolari, denominate tafoni (gli stessi che in Sardegna sono detti domus de janas “case delle fate”), a formare un susseguirsi di ricami e intagli. Forme dovute all’azione espansiva del sale che una volta penetrato nelle rocce, cristallizza aumentando di volume, frantumando dall’interno le rocce. Questo processo, noto come Aloclastismo, molto lento nell’avviarsi, diventa più spinto una volta formata una piccola concavità, nella quale l’acqua di mare e l’umidità, al riparo dal sole hanno più tempo per farsi assorbire dalla roccia.
Altre forme di erosione segnano fortemente il paesaggio arenario, facendogli assumere aspetti davvero singolari e che da sempre stimolano la fantasia dell’uomo. È questo il caso dello scoglio della tartaruga oppure quello della principessa saracena, una roccia che ricorda il profilo di una donna che, secondo la leggenda, raffigura l’intenso amore vissuto tra una bellissima principessa saracena e un pescatore del luogo.

Si racconta che la principessa Hadija tutte le sere, al tramonto, aspettasse il ritorno del pescatore proprio su questi scogli, fino a quando una triste sera non fece più rientro. E fu così che Hadija, spinta dall’insopportabile sofferenza, volle anche lei dare la sua vita a quelle acque, in modo da unire il loro amore per sempre. Nettuno, il dio del mare, commosso da tanto dolore, volle rendere eterno il loro amore pietrificando la figura della principessa su uno scoglio, volta a fissare il mare, ad aspettare il suo perduto amore.

Il sentiero, dominando la costa, si addentra subito nel folto della pineta la quale sparge un profumo davvero inebriante.

Ed è bello ammirare tra le chiome dei Pini, avvinghiati sul terreno scosceso, i bellissimi scorci sul mare. Si osserva dall’alto il piacevole contrasto del verde tenero dei Pini con l’azzurro intenso del mare in lontananza e del verde smeraldo dei fondali trasparenti, vicini alla costa.

Nelle zone ben soleggiate, si ammirano odorosi cespugli di Rosmarino (Rosmarinus officinalis) che si protendono verso il mare. Il nome generico della pianta, Rosmarinus, “rugiada marina “, rivela questa sua natura: nasce spontanea vicino al mare e ne riceve i vapori che cadono come rugiada.

La spiaggia di frazione Lago offre la possibilità di osservare un importante sito archeologico: l’antica cava dei rocchi, l’unica testimonianza tangibile del tempio dedicato a Poseidone, eretto dai Dori Trezeni sul promontorio di Tresino nel VI secolo a. C.

Strabone, geografo greco vissuto tra il 60 a.C. e il 20 d.C., ci informa che i Dori Trezeni, uno dei tanti gruppi etnici che in antichità fondarono la Magna Grecia nell’Italia Meridionale, scacciati dagli Achei di Sibari, fondarono la città di Poseidonia (che più tardi i romani chiameranno Paestum) e alcuni villaggi fortificati nei territori vicini. Il più importante villaggio fu costruito sul promontorio di Tresino, dove venne elevato anche un grande tempio, in onore di Poseidone dio del mare che i fondatori avevano solcato con la sua divina protezione e fonte della loro prosperità.

L’insediamento, costruito sul promontorio di Tresino, aveva anche una importante funzione di sorveglianza dei confini a sud del territorio della città di Poseidonia.

Il materiale per la realizzazione del tempio fu estratto proprio dalle rocce di questa spiaggia e, dopo oltre due millenni, ancora oggi sono chiaramente visibili le forme circolari lasciate dopo l’asportazione degli enormi massi, serviti per la costruzione del colonnato del tempio e, nell’antica cava, abbozzi di lavorazione dei rocchi.

Lungo il percorso si osservano le associazioni di gariga e di macchia, formazioni vegetali, caratteristiche dell’area del Mediterraneo che compaiono in seguito al taglio del bosco originario, al pascolo o a causa degli incendi.

Le garighe, osservabili sia nella fascia costiera che in quella collinare, sono per lo più spazi aperti, luoghi aridi, dove la vegetazione è bassa, bene osservabile, costituita in prevalenza da piccoli cespugli, quasi sempre aromatici e piante erbacee. Sono ecosistemi caratterizzati dalla presenza di una grande varietà di specie e rappresentano, soprattutto in primavera, un autentico paradiso botanico per gli appassionati di flora mediterranea, sia perché sono facilmente esplorabili sia per le abbondanti fioriture.

Le pendici collinari custodiscono oliveti, ficheti e vigneti, elementi fondamentali del paesaggio cilentano che si inseriscono con mirabile armonia in quello che è il paesaggio naturale; mentre la vegetazione spontanea è costituita da macchia mediterranea (fitta vegetazione sempreverde arbustiva caratteristica dei luoghi aridi, con specie termofile di altezze variabili tra i 50 cm ed i 5-6 metri) e pinete a Pino d’Aleppo (Pinus halepensis Miller).

Molte volte, agli ambienti delle macchie e delle garighe, si alternano aree in cui è frequente il passaggio del fuoco, formando così un paesaggio variegato, costituito da stadi diversi della dinamica vegetazionale. Nelle fasce in cui è consueto il passaggio del fuoco la vegetazione diviene steppica (piroclimax) ed è costituita in maggior parte da Graminacee come Ampelodesmos mauritanicus (Poir.) T. Durand e Hyparrenia hirta (= Cymbopogon hirtus).

Tra la vegetazione spontanea si distinguono  gli antichi muretti a secco costruiti per terrazzare le pendici collinari, sostenere il terreno e proteggere le coltivazioni che si praticavano, su queste colline, solo fino a qualche decenni fa. I bassi muri in pietra locale, arrivano quasi a mare e raccontano di un territorio modellato dalle mani laboriose di infinite generazioni di contadini.

Nei pressi dei muretti in pietra e sugli stessi, si è formata una ricca e significativa vegetazione dove si sono insediate anche diverse specie di Orchidee.

La sola parola “Orchidee” evoca immagini di fiori bellissimi ed esotici, ma molti non sanno che nel Parco vivono ben 97 specie di Orchidee selvatiche. Le troviamo un po’ ovunque nel Cilento e Vallo di Diano e anche lungo i sentieri di Castellabate, in questo caso sui muretti a secco di Tresino, dove è possibile ammirarne diverse specie.

Sono luoghi intrisi di storia, della nostra storia, dove tante generazioni si sono susseguite ed hanno lavorato duramente per trarre da questa terra il sostentamento necessario per la sopravvivenza.

Il sentiero continua su per la collina, passa vicino a vecchi casali contadini abbandonati, nei pressi dei quali ancora oggi è possibile cogliere le tracce di quella che era la quotidianità di questi luoghi.

Vicino ad ogni casa si nota il forno a legna: costruzioni eseguite con grande maestria utilizzando pietre locali e creta bianca; molte volte accanto al forno grande, che serviva per cuocere il pane, se ne trova uno piccolo adoperato per cuocere le pietanze giornaliere e i dolci.

Basta fermarsi qualche minuto tra queste vecchie abitazioni per immaginare gesti e consuetudini di una vita troppo bella. Sembra quasi di vedere le donne di casa affaccendate ad infornare il pane o i fichi secchi da conservare per l’inverno.

Il villaggio abbandonato di San Giovanni è un altro importante sito storico.

Il villaggio, costruito nell’anno 996, intorno alla chiesa di San Giovanni, in antichità ospitò i monaci benedettini i quali, bonificarono i terreni circostanti e li coltivarono.

È proprio nei pressi di questo villaggio che nacque San Costabile Gentilcore IV, abate di Cava dei Tirreni, fondatore di Castellabate. Il Santo, per raccogliere la popolazione del luogo e difenderla dalle continue scorrerie dei saraceni, stabilitisi nell’attuale Agropoli, individuò sul colle S.Angelo una posizione strategica per far costruire una fortezza. E fu nell’anno 1123 che San Costabile si fece concedere, dal principe normanno Guglielmo I, il privilegio di iniziare la costruzione del castello. Il Castello dell’Abate, appunto, o Castellabate.

Il villaggio di Tresino, comunque, continuò ad essere abitato e attraversando diverse vicende storiche sopravvisse fin quasi ai nostri giorni. Fino a quando, negli anni

cinquanta, i contadini lasciarono le terre per trasferirsi nei paesi vicini o per andare a lavorare nel nord Italia. Molti emigrarono all’estero.

Il sentiero trova una bipartizione e prendendo a sinistra ci porta alla fonte di S. Giovanni.

L’acqua scorga da una fontana incastrata in un muretto a secco e riempie una serie di vasche rettangolari; si spande sui terreni circostanti e poi si incanala a formare un ruscello che arriva fino a mare. Al di sopra della sorgente si stagliano tra la vegetazione secolari Palme da dattero (Phoenix dactylifera) che con il loro maestoso portamento, donano al luogo una esotica atmosfera.

Il sentiero continua a salire e si gode un bellissimo panorama. Si osserva gran parte della zona marina interessata ad area di tutela biologica, la quale si estende dalla baia del Sambuco, promontorio di Tresino, fino alla punta dell’Ogliastro, promontorio di Licosa, e per tre miglia dalla costa.

Il sentiero continua costeggiando le colline, attraversa la zona denominata “Cerrine”, per poi discendere e concludersi in Contrada San Pietro.

a cura di

Dionisia De Santis

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

hotelcastellabate.it consiglia l’utilizzo di una guida esperta. Il percoso è incontaminato e a tratti privo di sentieri ben definiti, per questo non è opportuno avventurarsi senza possedere una buona conoscenza del territorio.

Per informazioni [email protected]

Archivio

Capri e Costiera Amalfitana in Aliscafo

S.Marco di Castellabate è una delle località cilentane servite dai trasporti veloci marittimi sia per Capri che per la Costiera Amalfitana……

Luoghi romantici

PORTE DELLE GATTE Il porticciolo delle gatte è un’antica costruzione ad archi, situato nella frazione di Santa Maria. Nel corso degli anni i locali all’interno delle arcate sono nati eleganti locali notturni, bar, vineria,  pizzerie, ristoranti. E’ sicuramente una struttura portuale molto caratteristica, tanto da essere apprezzata da numerosi registi. Sono tre i film che […]

Il borgo antico

Ricchissima di storia, Castellabate lega il suo nome alla fondazione del suo castello avvenuta il 10 ottobre 1123 per opera del IV Abate di Cavadei Tirreni, S. Costabile Gentilcore, e deve molto del…

Percorsi naturalistici

Il territorio del Comune di Castellabate si estende lungo un tratto della Costiera Cilentana, all’estremità nord del perimetro del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni…

Focus on

Castellabate house

castellabate house 009

In posizione strategica all’ingresso di Santa Maria di Castellabate, questi deliziosi appartamenti arredati con gusto e cura di ogni particolare, dalle finiture…

link

Casa Angela

appartamento angela terrazzo

In contesto panoramico sul meraviglioso mare di S.Maria di Castellabate, affittasi splendido appartamento con sei posti letto. Dotato di ogni comfort, internet, tv…

link

Castellabate Suite

LSCD8081elab-bassa

Proprio al centro di Santa Maria di Castellabate, sulla bellissima spiaggia Marina Piccola nasce Castellabate Suite, un casale d’epoca ristrutturato, proprio sul mare..

link